Il successo e le nuove applicazioni dei vetri temprati chimicamente

Da circa un decennio a questa parte l’evoluzione dell’industria del vetro ha imboccato con decisione la strada della tempra chimica, un processo utilizzato a partire dagli anni ’60 per aumentare la resistenza a frattura del vetro e che oggi è letteralmente esploso: a trainarlo l’enorme sviluppo e diffusione dei dispositivi elettronici con schermi touch, come smartphone, palmari, tablet, smartwatch, notebook e simili, ma sempre più si moltiplicano i settori di applicazione e gli ambiti e ricerca.

 

La tempra chimica del vetro: cos’è e come funziona

La tempra chimica è uno dei procedimenti utilizzati per il rinforzo meccanico del vetro. Il tallone d’Achille di questo materiale è sempre stato la sua fragilità: lastre e manufatti in vetro capaci di resistere sotto l’azione anche di tonnellate di peso rischiano infatti di frantumarsi se soggetti a un carico di poche decine di kg. Il vetro temprato chimicamente, invece, riduce la sensibilità al danneggiamento superficiale e aumenta la propria resistenza.

La tempra chimica del vetro si basa su un processo di scambio ionico tra ioni alcalini (sodio in prevalenza, litio in alcuni casi) degli strati superficiali del vetro e ioni di potassio (o sodio) delle soluzioni saline in cui i manufatti in vetro vengono immersi. L’intero processo avviene a temperature elevatissime, tra 400° e 500° C e comunque inferiori alla temperatura di transizione vetrosa, all’interno di appositi forni dotati di vasche in acciaio inossidabile. I vetri temprati chimicamente possiedono proprietà di resistenza meccanica alla flessione e resistenza all’urto ben superiori a quelle dei vetri float standard e dei vetri temprati termicamente, evitando la formazione di difetti superficiali durante l’uso (abrasioni, fessure, solchi e tagli causati da contatto con altri oggetti o dal semplice pulviscolo atmosferico).

 

Gli sviluppi futuri della tempra chimica nel settore del vetro

Satinal è l’azienda italiana che da oltre vent’anni produce e costruisce forni per la laminazione e la tempra chimica del vetro a marchio Tk, un brand che a livello internazionale è sinonimo di macchinari tecnologici di alto livello, assoluta affidabilità e standard qualitativi made in Italy. L’esperienza ultradecennale di Satinal nell’ingegnerizzazione di forni di tempra chimica Tk si accompagna ad un’incessante attività di ricerca tecnico-scientifica, per sviluppare soluzioni sempre più performanti e al passo con le tendenze del mercato: oggi, per esempio, negli impianti Tk è possibile rinforzare meccanicamente in maniera omogenea anche vetri molto sottili, con forme complesse o con dimensioni fino a 2500×4000 mm.

Per sostenere il proprio percorso di innovazione e perfezionamento, Satinal si avvale del proprio laboratorio di ricerca e sviluppo interno (S-Lab), dove vengono elaborate, testate e realizzate tutte le più importanti novità proposte dall’azienda, e della consulenza di autorevoli professionisti in campo scientifico: da tempo la realtà italiana collabora infatti con il Professore Vincenzo Maria Sglavo, Ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento e considerato uno dei massimi esperti a livello mondiale.

«I nuovi orizzonti del vetro temprato chimicamente – spiega il Professor Sglavo – guardano ad applicazioni in settori finora inediti come il packaging farmaceutico, il fotovoltaico, l’arredo, l’ottica tecnica e di consumo e persino allo spazio con le celle solari. Lo stesso processo di tempra chimica è in fase di evoluzione, per diventare ancora più efficiente a livello energetico e funzionale dal punto di vista antibatterico e antivirale».